Sulla riva sinistra del Sieve, in cima ad un rialto che lambisce le falde del fiume, si trova Vicchio, patria di alcuni dei più grandi artisti italiani, come Giotto e il Beato Angelico, ma anche paese natale di Don Milani.
Il territorio del comune di Vicchio è il terzo per estensione, dopo quelli di Barberino e Borgo San Lorenzo; è diviso dal corso del fiume Sieve, da cui salgono dolcemente due rami Appenninici, che si estendono da Monte Giovi a Poggio degli Allocchi e Monte Giogo. La vetta più alta raggiunge la sua massima elevazione nell’Alpe di Vitigliano, alta 1111 metri s.l.m..

Panorama del territorio di Vicchio (Foto di Eric Doerr)
Sulla destra del Sieve, il territorio è solcato da Ovest verso Est dai fossi della Corolla, di Ricavo, del Rio, di Rimaggio, delle Piazzaniche, di Baldracca, delle Pulci, delle Rovinaie e delle Matricole. Sulla sinistra invece si trovano solo il fosso della Spina e dell’Ensa. Sono presenti però quattro torrenti, quello della Pesciola, il Muccione, l’Arsella e il Botena, tra i quali intercorrono numerosi rivoli d’acqua.
Le montagne sono ricoperte di boschi di faggio deciduo, castagni e querce. In alcune aree private si è avuto un rimboschimento con abeti, pini e larici. Queste opere sono state effettuate in modo da ridurre la superficie sterile della montagna.
Il comune è ricco di buonissime sorgenti, di cui tre incanalate alle pendici di Monte Giovi e convogliate nel borgo. Una piccola polla d’acqua sgorga appena sotto Vicchio, passato l’oratorio detto Spedaletto.
Il clima è mite e temperato, soprattutto d’estate, grazie alla presenza di ampie aree boschive.
Il confine è diviso tra quattro comunità: Borgo San Lorenzo, Marradi, Dicomano e Pontassieve.
Il paese si trova a 30 metri sul livello del Sieve. Guardando la borgata dal vicino paese di Montesassi, si nota che la sua collina si confonde e si appiana nella ridente campagna, cosparsa di piccole case.

(Foto di Francesca Birini)
Il borgo ha la forma di una chiglia rovesciata; Corso Vittorio Emanuele è diviso da Piazza Giotto, tra Porta Fiorentina, o Porta al Borgo, ad Ovest, e Porta Dicomano ad Est. Dalle due porte partono ripidamente le strade che si congiungono con la provinciale. Inizialmente la planimetria del paese aveva la forma di un esagono schiacciato, con l’asse maggiore corrispondente a Corso Vittorio Emanuele, tra le due torri, abbassate nel 1725, che sovrastano le porte. Agli altri lati opposti si trovavano delle piccole torri, e qualcuna ancora oggi si alza sul caseggiato. Le mura sono ben conservate soprattutto a Sud, sul lato che fiancheggia Via Regina Margherita. Per il restante perimetro risultano invece ormai nascoste da case successivamente edificate. Nella Piazza Giotto si erge la statua in bronzo dello scultore Italo Vagnetti; prospettati verso la piazza si affacciano gli edifici più antichi, come il Palagio dei Potestà, oggi sede del comune di Vicchio. Di fronte si trova il Palazzo dei Fabbrini della Coppa d’Oro, che lo edificarono; fu sede dei castellani e rimase il palazzo più alto della borgata fino al Settecento. Di fianco alla chiesa c’è il Palazzo Santoni, e di fronte a questo Casa Guidi.Da Piazza Giotto la corta Via Fra Giovanni Angelico porta alla graziosa Piazza Beato Angelico, sulla quale si prospettano il Palazzo Scolastico e il Teatro Umberto I. Una ampia strada, Via Umberto I, sale dalla piazza verso Nord e termina su un piccolo piazzale con giardini.
L’insediamento ha origini molto antiche, che risalgono addirittura agli etruschi. Il paese vero e proprio però, nella località dove ora si trova risale al Medioevo, quando la Repubblica Fiorentina comincia ad occuparsi del territorio del Mugello. Il borgo però comincia a far parte della Repubblica Fiorentina solo nel 1324, con la costruzione delle mura.
Nonostante le varie invasioni, dovute soprattutto ad attacchi diretti verso la città di Firenze, Vicchio rimarrà sempre fedele alla Repubblica Fiorentina.
Nei secoli successivi il paese perde la sua importanza, e va incontro ad un progressivo spopolamento e, nel Novecento ad alcuni eventi, come il terremoto del 1919, che lo porteranno a diventare un comune marginale.
Tuttavia, una delle pagine più importanti della sua storia si ha durante la Seconda Guerra Mondiale, con la liberazione del paese da parte della Resistenza.
