Giotto di Bondone, probabilmente diminutivo di Ambriogio o Angiolo, è stato uno dei più importanti pittori italiani; è nato a Vespignano, una frazione di Vicchio, nel 1267.
Secondo la leggenda Cimabue, altro importante maestro della pittura italiana, scoprì Giotto intento a disegnare una pecora su pietra sul Ponte alla Ragnaia, da allora detto Ponte di Cimabue, e colpito dalla sua bravura lo avrebbe preso nella sua bottega fiorentina. In realtà la versione più probabile è che la famiglia di Giotto si sia trasferita a Firenze ed abbia affidato il ragazzo alle cure di Cimabue, come era allora consuetudine; ma anche questa versione non è confermata.
La prima opera di Giotto è una Madonna col Bambino, oggi nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte. Tra i suoi lavori più importanti la Basilica Superiore di Assisi, la Croce di Santa Maria Novella, gli affreschi di Santa Croce.
Morì a Firenze nel 1337.
Cenno di Pepi, celebre pittore italiano fiorentino del Duecento, nacque a Firenze intorno al 1240; è citato la prima volta nel 1272 da Dante, che lo indica come il maggiore pittore della sua generazione. Fu il maestro e lo scopritore di Giotto.
Si hanno pochissime informazioni di lui, quindi le opere a lui attribuite sono state ordinate in maniera controversa. I suoi maggiori lavori sono il Crocifisso di Arezzo, il Crocifisso di Santa Croce, la Maestà, oggi esposta al Louvre, e gli affreschi della Basilica Superiore di Assisi.
Morì a Pisa nel 1302.
Fra Gian Domenico da Corella nasce nel 1403 alle falde dell’Alpe di Belforte.Si trasferì a giovanissimo a Firenze dove entrò nel convento dei dominicani, diventando anche priore. Scrisse un poema in distici latini dedicato a Piero di Lorenzo dei Medici, il Theotokos: il poeta, innamorato di Maria ne canta la vita, le glorie e i templi. Un altro suo poema, in esametri, De illustratione urbis Florentia seu de Historia Populi Fiorentini, che continua la narrazione iniziata già dal Malaspini, il Villani e l’Aretino, e la porta fino al 1441. Morì nel 1483.
La sua famiglia era originaria dei Sant’Andrea a Campomiggiano, ma si trasferì a San Silvestro a Barberino, dove nacque nel 1606. Scrisse un poema eroicomico intitolato il Torracchione desolato, in venti canti, smagliante per la sua ironia, ideato durante le oziose giornate trascorse nella Domus quietis a Barberino. Il poema narra la vittoria di Alcidamante, conte di Mangona, contro Lazzaraccio, imperatore di Ortaglia, nella guerra per la conquista di Elisea, vincendo anche le magie di Dianora e Sirmalia. Nel 1672 invece fu pubblicato il suo Anacreonte, in sdruccioli e tronchi. Scrisse molte altre opere, tra cui 62 Scherzi poetici, in cui si lamenta del suo matrimonio. Morì nel 1673.
Nacque nel 1431 al Pelagio, presso Cavallina, frazione di Barberino del Mugello dove la famiglia Pulci aveva un possedimento. Morì a Firenze nel 1470. Scrisse il Driadeo d’Amore, ispirato al poeta Ninfale Fiesolano; in questo poemetto narra canti, sogni rivalità e amori di ninfe e driadi, raccontando l’origine dei fiumi Sieve, Stura e Tavaiano. Forse è una sua opera anche il Ciriffo Calvaneo, che fu poi ripreso e ampliato dal fratello Luigi: i cinque libri narrano di Poliprenda, madre di Avveduto, e Massima, madre di Ciriffo, che crescono i loro figli nelle montagne del Mugello.
Nacque a Scarperia nel 1754. Di povera famiglia, fu educato in lettere e filosofia per prendere il sacerdozio e si perfezionò all’Università di Bologna. Insegnò filosofia nel Seminario Fiorentino e nelle Scuole Leopoldine. Scrisse alcune favolette, melodiose e facili da impararsi, che vennero presto introdotte nelle scuole. Nell’anno della sua morte, il 1825, raggiungevano già la decima edizione.
Il poeta nacque nel 1709 a San Piero a Sieve. La sua affettuosa ingenuità lo aveva reso caro a Pietro Leopoldo ed al Papa Benedetto XIV, che lo esortò a reggere la Pieve Mugellana. Scrisse le Laudi Spirituali, 108 componimenti di metro vario, di intonazione profondamente religiosa, dopo aver accantonato alcune poesiole d’occasione. Lasciò inoltre un Libro di Ricordi, ancora conservato nell’archivio della Pieve. Morì a San Piero a Sieve nel 1781.
Uomo di cultura geniale, nacque a San Piero a Siete da una famiglia nobile, nel 1832. Diventò medico nell’ospedale di Santa Maria Nova di Firenze, e fu inviato durante l’epidemia di colera del 1855 a San Piero. Amò moltissimo l’arte e lasciò alcune opere, soprattutto giovanili come Amare o Morire, Epitaffio di una fanciulla, Suono e Canto. Morì nel 1884.
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