A sinistra del Levisone, su un rialto spianato sorge il paese di Scarperia, importante centro agricolo e industriale del Mugello.
Il territorio di Scarperia si apre a ventaglio dal fiume Sieve verso l’Appennino, che da Monte Prato al Conte si alza fino a mille metri per circa nove chilometri, con due soli avvallamenti.
Gli strati di gres si alternano alla marna e a volte con la roccia calcarea che forma la parte montuosa. A volte affiorano rocce ofiolitiche di gabbro e serpentino. La zona bassa invece è ricoperta da un fertile terreno misto a ciottoli e ghiaie.

Foto di Andrea Lapi
La zona è ricca di faggi, cerri e castagneti, intramezzati da spianate erbose e ricche di acque.
Il nome di Scarperia deriva dal fatto che questo paese si trova alla scarpa dell’Appennino. Nel paese si diramano sei strade, verso San Piero a Sieve, Ponte a Ghiereto, Sant’Agata, il Giogo, Figliano e Borgo San Lorenzo. La planimetria è racchiusa all’interno delle antiche mura castellane, di forma rettangolare e con strade che dividono la città in una scacchiera, con strade parallele; si tratta di quattro strade longitudinali, Via Magenta, Via Solferino, Via delle Oche e Via San Martino, e cinque traverse, Via delle Viacce, Via Palestro, Sdrucciolo della Torre, Via Gaetano Savi e Via della Fogna. La via principale, una parte della strada imolese che attraversa la città passando da Porta Fiorentina a Sud a Porta Bolognese a Nord, passando per Piazza Vittorio Emanuele II e davanti al Palazzo Pretorio, è Via Montebello. Delle mura, spesso nascoste, si vedono solo pochi tratti, alcuni fortini e una torre. Le porte principali del castello sono distrutte, anche se il lato Ovest, dove si trovava Porta di Sant’Agata, è meglio conservato. A Sud-Ovest si affaccia la torre, quadrata e merlata, costruita recentemente come villa. A Sud si trova un bellissimo piazzale con giardini.
Il castello di Scarperia nasce intorno ai primi del Trecento, come simbolo della vittoria della Repubblica Fiorentina sugli Ubaldini che tiranneggiavano nelle campagne.
Inizialmente il paese si chiamava Castel San Barnaba, e la località in cui sorgeva era chiamata la Scarperia; per agevolare la nascita del nuovo centro il Consiglio dei Cento deliberò l’esenzione dalle tasse per dieci anni per chi costruiva la sua casa nel nuovo paese.
Diventò sede del Vicariato di Firenze nel Quattrocento, e in quell’occasione il castello fu ampliato e gli furono annessi i castelli di Barberino, Borgo San Lorenzo, Campi, Carmignano, Dicomano, San Godenzo, Sesto, Fiesole e Vicchio. Nello stesso periodo, grazie alla posizione strategica e all’apertura a fine Trecento della Strada del Giogo, che surrogava quella più antica di Sant’Agata, migliorano le attività economiche e commerciali. Nei secoli successivi, fioriscono soprattutto gli albergatori e osti, ma anche le botteghe, soprattutto per la lavorazione del ferro e la produzione di utensili.
Nel 1752, i Lorena che governavano quest’area realizzarono la Strada della Futa, che tagliò la città fuori dalle nuove più importanti vie di comunicazione.
Il palazzo si trova nella Piazza Vittorio Emanuele II; la facciata che guarda la piazza è tappezzata da centinaia di stemmi di pietra o ceramica, presenti anche nell’atrio. Restano solo due affreschi alle pareti: una Madonna di scuola giottesca e un Salvatore Risorto che mostra il costato a San Tommaso. Gli altri ambienti sono consunti o hanno perso colore storico. Resta solo la memoria di un affresco di una pittura del Vasari.

La chiesa si trova di fronte al Palazzo Pretorio; inizialmente si trattava della chiesa e convento degli Agostiniani. Venne dedicata a San Jacopo e San Filippo solo all’inizio dell’Ottocento.

L’Oratorio, angusto ma ammirevole, deve il suo nome ad una leggenda; si narra che durante il terremoto del 1542 la Madonna, qui affrescata, abbia appoggiato il bambino sulle ginocchia e giunto le mani per pregare.
Si tratta della vecchia chiesa parrocchiale, contenente un tabernacolo marmoreo attribuito a Donatello.
Al di sotto delle mura del paese, all’inizio del Settecento fu costruito questo tempietto rotondo, vicino ad una fonte detta del Vivaio; è presente un affresco raffigurante una Vergine col Bambino molto restaurata.
