Risulta difficile risalire indietro nel tempo fino a distinguere gli stili delle prime chiese e dei primi castelli costruiti nel Mugello. Alcune chiese, realizzate intorno all’anno Mille furono abbattute, altre conservano intatte solo le strutture, mentre sono coperte da tardivi rifacimenti. Dei castelli principali, come Vicchio e Scarperia, le torri furono abbassate, le porte abbattute e le mura restaurate a brevi tratti.
Molti castelli furono abbattuti intorno al 1373, quando la Signoria di Firenze aveva ormai affrancato l’area del Mugello, per vendetta o per paura che potessero di nuovo aiutare i ribelli. I pochi ancora in piedi sono stati distrutti dai secoli, tanto da arrivare al giorno d’oggi con poche strutture, che ci permettono solo di intuire la loro reale forma.
Sono molto frequenti invece i casolari, sorti intorno a quelli che erano appunto piccoli castelli, rocche o torri di campagna, spesso costruiti proprio con quello che rimaneva di queste strutture, o addossate agli stessi muri.

Foto di Andrea Lapi
Qualche piccola finestra trecentesca, quindi, si apre ancora in vecchie costruzioni poi rafforzate; le ville medicee spesso conservano, pur costruite nel Quattrocento, qualcosa del palazzo medioevale.
Qualche elemento gotico sopravvive nelle case padronali del XIV secolo, tipicamente nel portico.
Le strutture più robuste, invece, sono state costruite alla fine del Cinquecento, ma anche queste non sono rimaste intatte dopo i rifacimenti del XVIII secolo.
Delle chiese restaurate nel Quattrocento, poche rimasero immuni al rifacimento Settecentesco; molte decorazioni invece sono sopravvissute, come loggiati, colonnine e capitelli.
La scultura ha il suo maggior sviluppo nel Mugello durante il secondo periodo del Rinascimento Fiorentino. Si hanno diversi tondi e tabernacoli, soprattutto di Benedetto da Maiano e Mino da Fiesole. Sugli altari delle chiese sono presenti crocifissi di ottima modellatura, molto fini.
Sono presenti molte tavole d’altare di fattura robbiana, a Bivigliano, Pescina e Dicomano; sono sopravvissuti, invece, solo pochi tabernacolini del secondo periodo robbiano, spesso addirittura solo imitazioni.
Soprattutto sul Palazzo dei Podestà a Scarperia e in quello di Borgo San Lorenzo sono presenti le armi o gli stemmi delle antiche famiglie mugellane.
Il Mugello conserva opere di pittura di ogni periodo; spesso, per la loro ricchezza sono state rubate o spostate in alcuni musei fiorentini.
Il nome di Giotto usurpa molte pitture sparse nel territorio, spesso della sua scuola ma di epoche successive; l’unica che si potrebbe davvero attribuire a lui è una Madonna esposta a Villa Guidi, presso Vicchio.Per molte opere si fa il nome di Taddeo Gaddi e Giovanni del Biondo, oltre a numerosi tardi giottisti.

Madonna col Bambino, detta la Madonna di Piazza, di Jacopo del Casentino - Scarperia
Il Rinascimento vi giunse tardi, ma non troppo; sono presenti numerose opere di Fra Filippo Lippi. Fra i principali artisti che lavorarono nel Mugello anche altri famosi autori come il Perugino, Cosimo Rosselli e Andrea del Sarto, più tardi il Bronzino e nel Seicento Francesco di Filippo Furini.
Quest’ultimo, discepolo di Passignani a Firenze e di Matteo Rosselli a Roma dipinse alcune delle tele più belle che adornano la chiesa di Santa Felicita a Falterona, come l’Annunciazione e San Francesco che riceve le Stigmate.
Nel Settecento, numerosi ed oscuri pittori invasero le chiese del Mugello, dipingendo santi e martiri in maniera melodrammatica e spesso anche grottesca.
Nono sono trascurabili le opere delle arti minori presenti nelle chiese mugellane; molte croci processionali sono in rame laminato d’oro o d’argento, con figure a sbalzo o a graffito.
I turiboli sono per lo più tempietti gotici a sei facce, che terminano con una cuspide. I reliquari invece sono delle forme più diverse, e sono spesso influenzati dal rinascimento fiorentino.
Qualche calice è di fattura bizantina, ma i più notevoli sono gotici, come i turiboli.
Molte campane sono adornate con rilievi e scritte dei fonditori. Ricorrente è il nome di Puccius florentinus, fonditore degli inizi del Trecento, mentre altre sono realizzate dal Magister Cinus.
